Reflusso Gastroesofageo: cos'è e come si cura

 

La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) è una condizione clinica caratterizzata da reflusso di contenuto gastroduodenale nell’esofago con comparsa di  sintomi in grado di interferire con la qualità della vita.

 

Quali sono i sintomi della MRGE?

 

Distinguiamo sintomi tipici e sintomi atipici.

 

Sintomi Tipici

  • Pirosi

  • Rigurgito

 

Sintomi Atipici

  • Disfagia

  • Odinofagia

  • Dolore toracico simile all'angina

 

Segnaliamo, inoltre, alcuni sintomi che coinvolgono apparati diversi dall'esofago (sintomi extra-esofagei)

  •  Orofaringei

    • Raucedine
    • Tosse cronica
    • Dolenzia cervicale
    • Sensazione di globo alla deglutizione
    • Lesioni dentarie
    • Otite media
    • Odinodinia
  •  Laringei

    • Laringite cronica
    • Disfonia, raucedine
    • Ulcere e granulomi alle corde vocali
  •  Broncopolmonari

    • Bronchite cronica
    • Tosse cronica
    • Asma cronica e notturna
    • Polmonite ab-ingestis 

Quanto è frequente la MRGE?

Epidemiologicamente la MRGE è una patologia assai comune.  Si stima che nel mondo occidentale ne soffra una persona su tre, in media ne soffrono maggiormente i maschi (M/F= 2-3/1) e soggetti di età maggiore ai 50 anni. L'incidenza dei sintomi da reflusso è mediamente di 4,5 casi ogni 100000 abitanti/anno. Nonostante l'ampia diffusione la MRGE è una patologia benigna con una mortialità di 0,1-0,4/100000. 

Da cosa è causata la MRGE?

La MRGE insorge quando vi è uno squilibrio tra meccanismi difensivi della mucosa esofagea e fattori aggressivi. Questi meccanismi di difesa sono costituiti da una barriera antireflusso e dalla mucosa esofagea. In sintesi la barriera antireflusso è costituita da componenti anatomo-funzionali che impediscono al materiale gastrico o duodeno gastrico di refluire nell'esofago:

  • sfintere esofageo Inferiore (ruolo preminente nella MRGE),

  • sfintere crurale,

  • l'angolo di HIS,

  • legamento freno-esofageo.

Generalmente, nei i pazienti affetti da MRGE, si verifica una inibizione transitoria dello sfintere esofageo inferiore. Questa inibizione può essere indotta dalla deglutizione,  essere spontanea (non indotta da deglutizione) o essere determinata da una ipotonia dello sfintere esofageo come spesso capita nei pazienti diabetici o affetti da sclerodermia.  In tutti questi casi si assiste ad un reflusso di materiale gastrico e/o duodenale nell'esofago con pirosi (bruciore retrosternale) e sensazione di rigurgito che nel 30-40% dei casi determina nel corso degli anni lesioni a carico del'esofago note come "esofagiti".

Altre cause della MRGE possono essere  l'ernia iatale ed un'alterata  attività motoria del corpo dell'esofago (alterata peristalsi) che rende difficile la progressione del bolo alimentare nel condotto esofageo.

A queste cause patogeniche relative alla MRGE idiopatica (ovvero da causa sconosciuta) si aggiungono fattori diversi, frequentemente responsabili delle cosidette forme secondarie:

  • Patologie endocrino-metaboliche (diabete mellito ed ipotiroidismo)

  • Collagenopatie (sclerodermia, LES, dermatomiosite)

  • Neuropatie sistemiche (morbo di Parkinson)

  • Obesità

  • Farmaci (es. nitrati, calcio-antagonisti, progesterone, benzodiazepine, antidepressivi, chemioterapici, anti-infiammatori, sali di potassio e ferro)

  • Gravidanza

  • Fumo  (chi fuma da più di 20 anni ha una probabilità di sviluppare la MRGE del 70% superiore rispetto ad un non fumatore

Come effettuare la diagnosi di Malattia da Reflusso Gastroesofageo?

Le tecniche diagnostiche sono diverse ma, ad oggi, il cardine dell'indagine diagnostica si basa sulla ph-metria e sulla endoscopia.  L'endoscopia consente di stabilire se ed in quale misura vi sia un danno sulla mucosa esofagea. La ph-metria rappresenta il test più sensibile per individuare un reflusso gastroesofageo e consente di correlare i sintomi al reflusso acido.

Quale terapia per la MRGE?

I primi provvedimenti da adottare sono non farmacologici e consistono in condotte di ordine igienico-dietetico. Un 20-30% di pazienti affetti da sintomi sporadici di MRGE registra un significativo miglioramento con il semplice ricorso a queste manovre.  

  1. Riduzione dell'eccesso di peso

  2. Evitare pasti abbondanti in ore tardive

  3. Evitare pasti ad elevato contenuto di grassi

  4. Eliminare fumo di sigaretta ed alcoolici

  5. Valutazione medica per considerare l'opportunità di sostituire farmaci in grado di provocare disfunzione dello sfintere esofageo inferiore

La terapia medica è consigliata in quei pazienti con sintomatologia ribelle alle norme igienico-dietetiche. I farmaci frequentemente impiegati sono gli Inibitori di Pompa Protonica (Omeoprazolo, Esomeprazolo ecc), gli antagonisti dei recettori H2 dell'Istamina (Ranitidina, Cimetidina ecc.), i procinetici (Domperidone; Metoclopramide), gli antireflusso (Alginato di Sodio), gli antiacidi (Idrossido di alluminio, carbonato di calcio, idrossido di magnesio)

In rari casi è consigliabile la terapia endoscopica o chirurgica. L' obiettivo di queste terapie è quello di rimodellare e rinforzare lo sfintere esofageo inferiore.  

Bibliografia e Spunti: Manuale di Gastroenterologia, Unigastro 

Consigliamo, inoltre, la lettura dell'articolo in calce sull'utilizzo degli inibitori di pompa. 

Saluti

Poliambulatorio e Laboratorio di Analisi Polo Biomedico Adriatico, Vasto, Chieti, Abruzzo


 2012 Nov;105(11):613-8. 

Proton pump inhibitors: the good, the bad, and the unwanted.

Chubineh SBirk J.

 

SourceAbstract

Proton pump inhibitors (PPIs) are one of the most commonly prescribed classes of medications in the United States. By inhibiting gastric H/K adenosine triphosphatase via covalent binding to the cysteine residues of the proton pump, they provide the most potent acid suppression available. Long-term PPI use accounts for the majority of total PPI use. Absolute indications include peptic ulcer disease, chronic nonsteroidal anti-inflammatory drugs use, treatment of Helicobacter pylori, and erosive esophagitis. Although PPIs are generally considered safe, numerous adverse effects, particularly associated with long-term use have been reported. Many patients receiving chronic PPI therapy do not have clear indications for their use, prompting consideration for reduction or discontinuation of their use. This article reviews the indications for PPI use, the adverse effects/risks involved with their use, and conditions in which their use is controversial.

 

 


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